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L'importanza del bilinguismoLa seguente sintesi è tratta da una serie di studi di ricerca sull’apprendimento e il bilinguismo condotta dalla Dottoressa Luisa Zangirolami per i vari progetti di lavoro da lei organizzati.
Gli studiosi di PSICOLINGUISTICA più accreditati asseriscono che il cervello di un bambino, dall’età di 3 anni fino all’età di 8 anni, è nella fase di massima plasticità, quindi nella fase ottimale per l’apprendimento in genere e per l’apprendimento delle lingue in particolare, grazie anche al fatto che in questa fascia di età il cervello del bambino funziona in maniera olistica; il bambino, infatti, apprende in contemporanea la parola, la struttura che la contiene, il suono, l’immagine, la mimica e la gestualità che accompagnano la parola stessa, come un tutt’uno, senza le interferenze dei procedimenti logici o di altre conoscenze precostituite presenti nell’età adulta: il bambino nella fase prescolare e scolare primaria è letteralmente paragonabile ad una spugna vergine con elevate capacità di apprendimento e curiosità.
I NEUROLINGUISTI insegnano inoltre che, in suddetta fascia di età, il bambino elabora i processi verbali e linguistici, sia con l‘emisfero destro che con l’emisfero sinistro del cervello indifferentemente: successivamente, dagli 8 o 9 anni di età questo non accadrà più, in età più avanzata, infatti, i processi mentali saranno elaborati prevalentemente da un emisfero o dall’altro perdendo l’iniziale elasticità, pertanto l’infanzia resta ad essere un momento ottimale per l’apprendimento delle lingue, insegnate però con metodologie appropriate che prevedono un approccio di tipo globale e naturale, l’approccio, insomma, è quello del Natural approach indicato da KRASHEN, TERREL T. -1983 Pergamon – Oxford Press.
Il bilinguismo e la conoscenza della lingua inglese, come attestato da numerose ricerche statistiche nazionali ed internazionali, promuovono la comprensione tra i popoli e il rispetto per le diverse entità culturali, rendono l’individuo cittadino del mondo, offrono, insomma, un passaporto per il mondo.
E’ statisticamente dimostrato che i bambini che conoscono un’altra lingua hanno un maggior bagaglio lessicale, sono in grado di acquisire più facilmente il concetto di “diverso” e quindi sono più inclini alla “tolleranza” e ad una visione del mondo più aperta. |
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